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La Regione si fermi: no alla tassa di religione a carico dei comuni!

9 dicembre 2018

La Regione Emilia Romagna sta discutendo gli ultimi dettagli sulla tassa di religione a carico dei comuni, nota in burocratese come “oneri di urbanizzazione secondaria per edilizia di culto”.

Nella seduta dell’assemblea regionale dello scorso 28 novembre la maggioranza (Pd) ha presentato un po’ a sorpresa un testo di delibera affinché i Comuni possano elargire senza limiti ancora piu’ denaro pubblico a favore delle confessioni religiose, dietro presentazione di una nota spese delle parrocchie e addirittura includendo edifici di proprietà religiosa come edifici per “attività culturali, ricreative e sportive”.

La delibera, probabilmente non condivisa nemmeno all’interno della maggioranza, è stata poi ritirata, ma da indiscrezioni sarà riproposta nella prossima seduta dell’assemblea legislativa regionale.

Il coordinatore regionale UAAR Roberto Vuilleumier fa appello a tutti i consiglieri dell’Emilia Romagna affinché questa tassa di religione non gravi sui bilanci del comuni della nostra regione, ricordando che sulla questione c’è un esposto UAAR pendente alla Corte dei Conti e in considerazione del parere dell’Ufficio legale della stessa Regione:

[...] appare necessario considerare il principio, radicato nell’ordinamento, in virtù del quale le opere di urbanizzazione sono, in linea naturale, opere pubbliche rientranti, o destinate a rientrare, nel patrimonio del Comune” e che “come per tutte le opere pubbliche, tale principio risponde alla logica secondo la quale la proprietà pubblica delle opere costituisce la più piena e duratura garanzia della loro effettiva destinazione a finalità di interesse generale.
Qualora il Comune, nell’ambito della propria autonomia, ritenga di destinare una quota dei proventi degli oneri di urbanizzazione (o altri fondi pubblici) alla realizzazione di opere di urbanizzazione riguardanti il culto, dovrebbe farlo in riferimento ad edifici e spazi di proprietà dello stesso Comune, assegnati o gestiti direttamente, secondo quanto ritenuto più adeguato al contesto sociale locale ed alla relativa evoluzione, in modo da soddisfare l’interesse di tutte le diverse comunità e persone che nella realtà locale possano aspirare all’esercizio di pratiche di carattere spirituale in ambienti dedicati.

L’auspicio è che nella delibera sia invece resa ancora più manifesta la possibilità di azzerare tale esborso di denaro pubblico a favore delle religioni, che andebbe a impoverire il patrimonio pubblico e ad arricchire ulteriormente il patrimonio privato, in particolar modo della Chiesa Cattolica, che già beneficia dell’8×1000 e di 6 miliardi di fondi pubblici l’anno. Si avrebbero così fondi pubblici da destinare a strutture di proprietà pubblica, come asili nido, scuole, strade.

porcata_7_per_cento

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  1. Roberto Galimberti
    9 dicembre 2018 a 13:56 | #1

    Sono contrario alla possibile decisione della Regione Emilia Romagna, perché, vivendo in un o stato che ancora si definisce “laico”, queste strane connivenze con la chiesa non mi piacciono affatto!

  2. alfredo
    10 dicembre 2018 a 10:42 | #2

    Ho il vago presentimento che la nostra associazione, come per la maggior parte…, continui ad illudersi di avere a che fare con una Regione con ideali di sinistra: prendiamo atto che non è più così. Questi hanno sposato la causa dei bigotti per tornaconto elettorale.E’ tempo di prendere fattivamente e pubblicamente le distanze dal PD!!!!

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