Archivio

Archivio per gennaio 2014

I dati della Regione dal 2010: 8,8 milioni alle diocesi per i sacerdoti in ospedale

28 gennaio 2014

L’assessorato Politiche per la salute della Regione Emilia Romagna ha risposto oggi all’interrogazione di Franco Grillini (LibDem) presentata il 20 gennaio scorso, nella quale era stato chiesto alla Giunta «a quanto ammonti la spesa complessiva sostenuta dalle Aziende del Servizio sanitario regionale nell’arco temporale 2010-2013 per finanziare il servizio di assistenza religiosa».

ar_costi_2010_2013L’assessore Carlo Lusenti scrive nel documento presentato all’assemblea regionale che «la spesa complessiva regionale per l’assistenza religiosa sulla base dei bilanci presentati dalle Aziende sanitarie è :
al 31.12.2010 è di 2.207.000,00 euro
al 31.12.2011 è di 2.208.000,00 euro
al 31.12.2012 è di 2.208.000,00 euro
Per il 2013 la spesa è stata verificata sulla base del preconsuntivo, e quindi soggetta a variazione, ed è pari a 2.183.000,00 euro».

Nel periodo 2010-2013 è stato dunque necessario pagare alle diocesi 8.806.000 euro per fare sì che i sacerdoti cattolici svolgessero la loro azione pastorale all’interno degli ospedali dell’Emilia Romagna. Una media di oltre 2,2 milioni l’anno, che non tiene conto delle ulteriori spese che le Ausl sostengono per cappelle e sale riunioni gestite dagli assistenti religiosi cattolici, e delle spese per alloggi, pulizie, utenze e altri privilegi a loro riservati.

I proclami per una Chiesa povera si scontrano con una realtà ben diversa: nemmeno il conforto religioso agli ammalati cattolici è gratuito, ma pagato a caro prezzo da tutti i contribuenti.

enti locali, ospedali, varie ,

Darwin Day 2014

26 gennaio 2014

Il Circolo Uaar di Bologna, con il patrocinio del Comune di Casalecchio di Reno e dell’Istituzione Casalecchio delle Culture presenta:

Darwin Day 2014
L’evoluzione dell’Homo sapiens
fra genetica e ambiente, fra natura e cultura
con Bruna Tadolini

Ciò che ha fatto acquisire all’Homo sapiens le funzioni che lo caratterizzano come specie (camminare in modo bipede, parlare, pensare, essere autocosciente) è stato un processo evolutivo durato milioni di anni. Lo sviluppo delle strutture anatomiche che permettono lo svolgimento di queste funzioni si basa sull’azione di molteplici geni.
Questo ci fa senz’altro dire che è la genetica che ci fa uomini. Ma quanta influenza esercita l’ambiente sulla espressione delle potenzialità genetiche di ognuno di noi? Quanto ha contribuito la cultura all’evoluzione genetica dell’Homo sapiens?

La trattazione divulgativa è adatta a un pubblico di tutte le età, in particolare a studenti della scuola media e superiore.
La prof.ssa Bruna Tadolini, già docente di Biologia molecolare all’Università di Bologna e di Biochimica all’Università di Sassari, collabora con il progetto Linfa - Luogo per l’Infanzia, le Famiglie, l’Adolescenza, del Comune di Casalecchio.

Giovedì 20 febbraio 2014, ore 18:30
Piazza delle Culture - Casa della Conoscenza, via Porrettana 360, Casalecchio di Reno
Ingresso libero.

Scarica il volantino

Vedi elenco Darwin Day Uaar 2014 italiani.

conferenze, cultura, varie ,

Due interrogazioni in Regione sugli assistenti religiosi pagati dalle Ausl

22 gennaio 2014

Il nostro circolo e alcuni giornali locali hanno portato alla luce il problema dei privilegi e dei costi pubblici dell’assistenza religiosa cattolica negli ospedali. Per le sole province di Bologna, Modena, Ferrara Ravenna e Parma bisogna pagare alle diocesi un  milione e 229mila euro annui di soldi pubblici affinché mandino sacerdoti — o altre figure scelte a discrezione del vescovo — per dare conforto religioso cattolico ai pazienti cattolici. E a Bologna manca ancora all’appello il dato dell’ospedale Rizzoli.

Cominciano ad arrivare segnali dalla politica. Sono state infatti presentate due interrogazioni in Regione. La prima, nr.1700 del 16 gennaio 2014,  da Stefano Cavalli (Lega Nord). La seconda, nr.1885 del 20 gennaio 2013, da Franco Grillini (LibDem),

interrogazionecavalli20140126A sopresa, nella sua interrogazione a risposta scritta la Lega Nord chiede, «viste le recenti e continue strette sulla spesa sanitaria e visto il deteriorarsi delle condizioni di lavoro del personale sanitario»,  di «rivedere i termini, soprattutto finanziari, della convenzione che oggi lega le aziende sanitarie e ospedaliere con la Curia». Inoltre fa presente che «esistono confessioni religiose, come, ad esempio, le Chiese rappresentate dalla Tavola valdese, che si assumono il costo dell’assistenza religiosa elargita ad i propri fedeli».

interrogazionegrillini20140120L’interrogazione presentata da Franco Grillini (Gruppo Misto - LibDem) è invece a risposta immediata in aula, e sarà di conseguenza dibattuta pubblicamente durante l’Assemblea Regionale. Dopo aver delineato in dettaglio il quadro normativo, viene interrogata la Giunta «per sapere a quanto ammonti la spesa complessiva sostenuta dalle Aziende del Ssr nell’arco temporale 2010-2013 per finanziare il servizio di assistenza religiosa, ciò al fine di valutare quali azioni istituzionali e provvedimenti siano necessari al fine di far fronte alle prospettate esigenze di eliminare — o quantomeno razionalizzare — gli oneri e i costi a carico del Ssr derivanti dal servizio di assistenza religiosa». Ringraziamo inoltre l’on. Franco Grillini di aver citato nella sua interrogazione il lavoro di inchiesta del Circolo Uaar di Bologna.

Nel nostro primo articolo di denuncia chiedevamo: «Ci sarà qualche consigliere regionale che rimedierà a questa ennesima ingerenza clericale con relativa e inevitabile sottrazione di soldi pubblici?». Siamo lieti che siano arrivate le prime reazioni.

enti locali, ospedali ,

Assistenti religiosi: le onerose convenzioni a Ravenna e Parma

19 gennaio 2014

I costi a carico del Sistema Sanitario Nazionale per gli assistenti religiosi cattolici stanno facendo notizia anche in altre città della nostra regione. Il Carlino denuncia che per i «sacerdoti in ospedale stipendiati dall’Usl» si pagano 200mila euro a Modena e 137mila euro a Ferrara. In questo articolo illustriamo le spese che invece vengono sostenute a Ravenna e Parma, rendendo come sempre dispinibili gli atti in nostro possesso.

Ravenna: 136mila euro ogni anno per i sacerdoti in ospedale

Come rivela anche Ravenna&Dintorni, il circolo Uaar di Ravenna ha “spulciato negli archivi rendendo note le cifre complessive con i dettagli dei singoli presidi ospedalieri”. Sono quattro le convenzioni stupulate e riguardano i presidi ospedalieri di Cervia, Faenza, Lugo e Ravenna. Sono 136mila gli euro pagati ogni anno perché sette sacerdoti amministrino il culto cattolico, in base a convenzioni quinquennali che scadranno nel 2016 e potranno essere rinnovate per altri tre anni. Come al solito l’Ausl fornisce anche locali e alloggi, prendendosi a carico anche le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria, delle pulizie, delle utenze e degli arredi. Maggiori dettagli nell’articolo di Ravenna&Dintorni. Di seguito i testi delle convenzioni e della deliberazione che le rende operative.

Parma: 250mila euro ogni anno per i sacerdoti in ospedale

A Parma l’unica documentazione di cui siamo entrati in possesso è la convenzione tra l’AUSL di Parma e il “competente ordinario diocesano” risalente al 25 maggio 1990. In tale data, con deliberazione 1417, AUSL e Diocesi concordavano il passaggio del personale religioso, che prima era inquadrato tra i dipendenti dell’ospedale, al regime convenzionato ai sensi della normativa regionale da poco approvata (L.R. n.12/1989). La spesa per le casse pubbliche non veniva certo messa in discussione, ma i soldi approdavano nelle casse della Diocesi (esentasse) invece che nella busta paga dei sacerdoti prescelti. In questo modo non c’è più traccia delle tasse sulle retribuzioni che prima ritornavano all’erario. La spesa per assicurare l’assistenza religiosa cattolica veniva stabilita in 125 milioni di lire per otto assistenti religiosi, e imputata al capitolo di bilancio  “spese per il personale religioso convenzionato, compresi gli oneri riflessi”. In assenza di ulteriori dati e sottoponendo la spesa fissata nel 1990 ad un calcolo di interessi legali dal 1991 al 2013 (senza anatocismo), la cifra che stimiamo possa essere erogata oggi è di circa 134mila euro ogni anno.

ar-bilancio-aouparma-screenshotNon è finita qui. A Parma c’è anche l’Azienda Ospedaliero-Universitaria. Non essendo riusciti ad acquisire la convenzione, abbiamo controllato il relativo bilancio pubblicato sul sito della Regione Emilia Romagna. Ad oggi il più recente è quello dell’esercizio 2012, da quale emerge che tra le consulenze non sanitarie quella più salata è per il “personale religioso”, che pesa per 142.030 euro.

Riducendo prudenzialmente la cifra stimata per l’AUSL del 20% e sommandola a quella documentata per l’Azienda Ospedaliero Universitaria dell’esercizio 2012, l’esborso totale per l’assistenza religiosa cattolica a carico del Sistema Sanitario Nazionale a Parma risulta essere 250mila euro l’anno. Di seguito i link per consultare la tutta la documentazione.

notizie, ospedali ,

Assistenti religiosi: le onerose convenzioni dell’AUSL Imola

18 gennaio 2014

Per la terza puntata della nostra inchiesta sull’assistenza religiosa negli ospedali regionali ci spostiamo a Imola. Martedì scorso il Corriere di Romagna ha dedicato un intera pagina alla denuncia del delegato Uaar a Imola, Roberto Vuilleumier, in un articolo dal titolo “I costi del conforto religioso in corsia”.

corriereimola20140114-titolo

Con deliberazione n.157 del 14 dicembre 2009, L’AUSL di Imola ha stipulato due convenzioni per l’assistenza religiosa cattolica. Hanno entrambe validità quinquennale, dal 1.1.2010 al 31.12.2014, prevedono un esborso di 105.000 euro l’anno a favore delle Diocesi, gravati da adeguamento ISTAT. Sono poi da aggiungere le spese per strutture e altre agevolazioni messe a disposizione del culto cattolico e dei suoi ministri.

Di seguito mettiamo a disposizione di tutti i documenti a cui abbiamo fatto riferimento e riportiamo l’analisi dettagliata ad essi relativa, curata da Roberto Vuilleumier, delegato Uaar per Imola e Castel San Pietro.

L’assistenza confessionale non è un diritto di tutti: perciò tale diritto a mio parere non deve essere a carico di tutti i contribuenti ma solo di coloro che la richiedono.

Non molti sanno invece che gli Assistenti Religiosi Cattolici – a differenza di quelli delle altre confessioni di minoranza e degli Assistenti Morali Non Confessionali che sono veri e propri volontari – vengono pagati dalle Ausl per via di un “servizio erogato” e regolato da una specifica convenzione.

Già il fatto che «servizi religiosi (cattolici)» non siano svolti da volontari e non siano a carico della diocesi ma delle Ausl quindi dei contribuenti, è di per sè scandaloso, quando poi si scoprono i costi di questi “servizi” e magari alcune eventuali incongruenze si sconfina nel vergognoso.

Così alla fine è stato fatto in Emilia-Romagna, dove la Regione ha visto bene di fare una legge ad hoc per la Curia.
La legge nazionale di riferimento è del 1978 e attribuisce competenza alle Regioni ma non quantifica emolumenti, non parla di rapporto fra posti letto e assistenti, non fa menzione di alloggio gratis, spese pagate, tariffe agevolate, ingresso libero in tutti i luoghi di degenza, non parla della presenza obbligatoria di luoghi di culto e di tante altre cose…

Vuoi però perdere l’occasione di ingraziarti la curia utilizzando i soldi di tutti contribuenti? Sia mai… E quindi festa grande, tanto ce n’è per tutti, soprattutto in tempi di crisi quando, pur a fronte di una riduzione dei posti letto negli ospedali, gli assistenti religiosi paiono essere sempre gli stessi e forse qualcuno di più.

Raccontare di tutta la regione richiede uno sforzo gastrico forte per cui mi limiterò ad inquadrare la situazione «vista Imola».

La legge regionale che disciplina l’assistenza religiosa in Emilia Romagna è la 12 del 10 aprile 1989: prevede fra le altre cose (allegato A, articolo 4 comma 1) che sia nominabile un Assistente religioso (cattolico) ogni 200 posti letto, 2 quando i posti letto siano compresi fra 200 e 500, 3 fra 500 e 850.

Il numero dei posti letto disponibili nell’Azienda Ospedaliera Imolese (Imola e Castel San Pietro) sono 404 a cui vanno sommati i 158 disponibili presso il centro di riabilitazione di Montecatone, per un totale di 562 posti letto, appena 62 in più rispetto alla soglia dei 500.
Secondo l’articolo 7 comma 1 (allegato A) a ogni assistente religioso deve essere riconosciuto un “trattamento economico del settimo livello (ora categoria “D”).

Proprio a causa di quella legge l’Ausl di Imola ha stipulato su richiesta delle diocesi di Imola e di Bologna (per l’ospedale di Castel San Pietro) due convenzioni per gestire il servizio di Assistenza Religiosa a partire dal 1990 e valide dal 1 gennaio 2010 al 31 dicembre 2014.
L’onere a carico dell’Ausl per il «servizio a pagamento» è di 70.000 € (35.000 euro ad assistente per due Assistenti Religiosi Cattolici) per l’Ospedale di Imola (compreso il Centro di Riabilitazione di Montecatone che contribuisce per il 25% della somma totale: 17500 €) e di 35.000 € per un assistente religioso presso l’Ospedale di Castel San Pietro Terme, per un totale di 105.000.

Ma un infermiere li prende 35.000 euro l’anno?
Per dare un’idea dei numeri “made in Imola” per 5 assistenti religiosi l’Ospedale sant’Orsola di Bologna (1090 posti letto) spende all’anno circa 127.000 €, il Maggiore ne spende 268.000 circa, per nove assistenti religiosi (27.000 € cadauno).

Lo so cosa pensa chi sta leggendo: «ma come è possibile?». Eh beh, è evidente a Imola costa di più perché, come dice la convenzione, «il servizio assistenza religiosa ha un costo a forfait». Suvvia: è troppo complicato gestire i turni, alzarsi dal letto dell’ospedale e fare due piani in ascensore, poi da Imola Ospedale Nuovo fino a Montecatone è un viaggione… Servono più persone. Anche se a dir il vero la convenzione ne indica 3 ed il tempo minimo richiesto è di 4 ore al giorno. Non male un part time da 35.000 euro l’anno, vero?

Penserà qualcuno: però sono soldi spesi bene (!?) e poi faranno così anche le altre religioni.

No. La risposta è no a tutti e due i pensieri: i culti “minori” o gli assistenti morali non confessionali non richiedono nulla per l’assistenza religiosa ma se lo volessero fare dovrebbero certamente rinunciare ai benefici riconosciuti al culto cattolico.

Perché? Specifica l’articolo 3 comma 2 dell’allegato B: «i singoli culti hanno diritto a un posto a tempo pieno di assistente religioso, per ogni gruppo di 175.000 aderenti, pari al numero necessario per raggiungere lo standard di 160 ricoveri per mille persone, con un tasso di occupazione pari al 70% di una struttura dotata di 200 posti letto. Le frazioni vengono quantificate in proporzione e precisate nelle convenzioni con le singole Unità sanitarie locali».

Poi a Imola è tutto un po’ diverso. In deroga alla legge regionale l’Ausl, (articolo 10 della convenzione) non richiede spese di locazione – nel caso sia necessario un alloggio interno all’ospedale – e si fa carico di tutte le spese pulizia, illuminazione, riscaldamento, manutenzione ordinaria e straordinaria su tutti i locali e le attrezzature in uso agli assistenti religiosi.

Secondo il bilancio 2012 il costo a carico delle Ausl per il «servizio di Assistenza Religiosa» è stato di 110.355,00 € per 3 assistenti religiosi. Se proporzionato a città con molti più posti letto, viene da pensare che il servizio a Imola sia molto più faticoso.

Malignità della Uaar per attaccare i preti? Cifre simboliche (mica tanto) che vanno poi (?) ai poveri? Facciamo così: anziché versare i soldi alle diocesi, facilitiamo loro il compito, recapitiamoli direttamente noi contribuenti ai poveri. Secondo voi il servizio cattolico di assistenza religiosa negli ospedali rimarrà ancora in piedi? Per me, di nuovo, è un no.

Roberto Vuilleumier
delegato Uaar per Imola e Castel san Pietro Terme

notizie, ospedali ,

Sabato 25 gennaio: Sbattezzo Point al Der Standard

10 gennaio 2014

Sbattezzo Point al Der StandardNon tolleri più l’ingerenza del Vaticano nella tua vita?
Stanco di essere giuridicamente “suddito del vescovo”?
Sei indignata per l’invasione dei ginecologi obiettori?
Ritieni che il pedobattesimo sia lesivo della libertà di scelta?
Sei contrario a regalare alla Chiesa 6 miliardi l’anno di soldi pubblici?

Il Circolo Uaar di Bologna ti invita allo Sbattezzo Point che sarà ospitato al Der Standard, via Santa Croce 16c, il 25 gennaio 2014 dalle 21 fino all’ora di chiusura del locale.
Per informazioni, moduli, sbattezzi e chiacchiere!

Evento su facebook
Evento su google+


notizie, varie ,

Assistenti religiosi: le onerose convenzioni dell’AUSL Bologna

10 gennaio 2014

Seconda puntata dell’inchiesta del Circolo Uaar di Bologna sull’assistenza religiosa cattolica nelle strutture sanitarie. Dopo aver analizzato le onerose convenzioni del Sant’Orsola, è ora la volta dell’AUSL Bologna. La Direzione Generale dell’Azienda USL Bologna dichiara che l’unico atto in suo possesso riferito all’assistenza religiosa è la convenzione contenuta nella deliberazione 269 del 22/11/2005 la quale, sottilinea la Direzione Generale, “prevede il rinnovo tacito di anno in anno”. Andiamola dunque a esaminare.

Come prevedibile, l’assistenza religiosa cattolica è profumatamente pagata dai contribuenti anche all’ospedale Maggiore e nelle altre strutture sanitarie dell’AUSL Bologna. Per nove assistenti religiosi (AR) l’AUSL versa, dal 2006, 268.000 euro l’anno direttamente nella casse della Curia. Sono circa 30.000 euro per assistente religioso scelto a insindacabile giudizio dell’ordinario diocesano.

E già i conti non tornano: perchè un AR al Sant’Orsola costa 25.585,20 euro l’anno (dato 2013, dove cinque AR costano 127.926 euro) mentre al Maggiore o al Bellaria ne costava già nel 2006 ben 29.777,77? Eppure la legge regionale di riferimento è la stessa, e per gli assistenti religiosi parla di “trattamento economico del settimo livello” (ora categoria “D”). Il cui lordo ricavato dalle tabelle contrattuali è più basso di entrambe le cifre. Che i compensi siano stati arrotondati in eccesso di qualche migliaio di euro?

Altro aspetto controverso è il passaggio dal regime di pianta organica a quello di convenzione. Fino al 2005 infatti al Maggiore erano presenti quattro AR stipendiati direttamente dall’ospedale. Dal 2006 anche questi sono confluiti nel regime di convenzione. La differenza è che nel primo caso i soldi pubblici venivano dati agli AR dall’ufficio stipendi dell’ospedale, mentre in regime di convenzione vengono dati alla Curia. In altre parole prima erano sicuramente assoggettati a tassazione e dunque una parte ritornava nelle casse pubbliche, dopo spariscono nelle casse di via Altabella, che non ci risultano essere sottoposte ai controlli ordinari dell’Agenzia delle Entrate.

Non è finita. L’erogazione annua di 268.000 euro è relativa a un numero di nove assistenti religiosi fissato nel 2006. La normativa prevede che il numero di AR dipenda dai posti letto. Visti i tagli che questi hanno subito negli ultimi anni c’è da chiedersi se anche il numero di AR non dovesse venire conseguentemente rivisto al ribasso. Non ci risulta che sia stato fatto.

Altre caratteristiche della convenzione dell’AUSL Bologna per gli assistenti religiosi sono simili a quelle già esaminate per il Sant’Orsola. Il “servizio di assistenza religiosa gode di “piena autonomia operativa con dipendenza esclusiva dal Vescovo” e prevede “amministrazione dei sacramenti, cura delle anime, catechesi e esercizio del culto”. Per quanto assurdo, queste attività religiose vengono pagate dall’ospedale e di conseguenza preziose risorse sono sottratte ai servizi medici e infermieristici. Agli assistenti religiosi “sono garantiti l’uso di una cappella e di un ufficio con relativi arredi, attrezzature e accessori”, nonché alloggio e servizi a un canone irrisorio (su richiesta). In ogni caso “le usuali spese di culto, nonché quelle della conservazione degli arredi, suppellettili e attrezzature occorrenti per il funzionamento del servizio, la manutenzione ordinaria e straordinaria, le pulizie, nonché le spese di illuminazione e riscaldamento di tutti i locali adibiti al servizio di assistenza religiosa, sono a carico dell’Azienda“.

Può suonare beffardo: nella convenzione è scritto che “il servizio di assistenza religiosa è gratuito”. Tanti purtroppo pensano che lo sia, ma come abbiamo mostrato è pagato dai contribuenti a benificio della Curia e dei soli e sempre meno numerosi pazienti cattolici.
Rinnovando l’auspicio che il consiglio regionale abolisca le norme che obbligano gli ospedali a versare fondi pubblici alla Curia, riportiamo di seguito  il link per scaricare il testo della convenzione che abbiamo commentato.

Convenzione tra l’Azienda USL di Bologna e l’Ordinario diocesano di Bologna per la disciplina del servizio di assistenza religiosa cattolica presso gli stabilimenti dell’Azienda USL di Bologna. Periodo 2005-2006

notizie, ospedali ,

Imola, risposta Uaar all’omelia omofoba

2 gennaio 2014

Il Resto del Carlino riportava che nell’omelia di domenica scorsa, proprio in occasione della festa cattolica della famiglia, il parroco della chiesa del Piratello avrebbe attaccato pesantemente gli omosessuali. Gli stessi fedeli si sarebbero indignati, raccontando che il parroco avrebbe apostofato i gay quali «‘questi’, ‘tenebrosi’ o cattiverie simili, ricordando anche il Vecchio Testamento che puniva gli uomini che andavano con altri uomini con la lapidazione».

Sul Carlino di oggi viene dato spazio alla risposta dell’Uaar, a cura del delegato imolese Roberto Vuilleumier, che osservando come sarebbe stato opportuno citare «i periodi in cui il cristianesimo i sodomiti li bruciava vivi», rivendica quanto «una legge anti-omofobia servirebbe a questo Paese».
Il testo dell’articolo è consultabile sul sito del Carlino.

Di seguito riportiamo il testo dell’intera lettera indirizzata al giornale dall’Uaar di Imola.

Grazie al fenomeno della secolarizzazione, quindi grazie all’istruzione e quindi alla diminuzione della diffusa ignoranza che allontana finalmente l’uomo dal comportamento sacrale ed al dogmatismo senza senso, il potere politico della Chiesa pur se lentamente, diminuisce inesorabilmente.

Fuori tempo più che fuori luogo sono quindi le dichiarazioni del “parroco ignorante del Piratello” che avrebbe fatto quasi meglio, visti i 30 anni ormai passati dalla presa di posizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (non l’Onu!) che ha tolto l’omosessualità dall’elenco dei disturbi comportamentali, a citare semmai i periodi in cui il cristianesimo i sodomiti li bruciava vivi. Come il razzismo, l’omofobia si può manifestare con atteggiamenti negativi, insultanti e discriminatori che possono arrivare o incitare alla violenza.

Il nostro paese al riguardo è rimasto indietro non per dimenticanza, ma proprio per via della forza politica della Chiesa e pur introducendo con la legge Mancino misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa, si è “dimenticata”, per così dire, delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale.

Una legge anti omofobia servirebbe a questo paese, per “curare” invece i gravi comportamenti discriminatori anche degli esponenti della Chiesa, che non si limitano a raccontare “storie” fantastiche ma che tentano di farle passare per vere ad ogni costo, “pur calpestando la dignità umana”.

La vera vergogna, al di là delle fantasie di questi “parroci”, sta nell’insegnamento all’omofobia ai bambini, che avviene durante l’ora di religione e durante il catechismo anche da loro preposti  «appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, poiché la Tradizione ha sempre dichiarato che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati”», e sono dunque contrari «alla legge naturale» (benché l’omosessualità sia riscontrabile in natura anche in centinaia di specie animali diverse).
Mentre come al solito chissà perché la politica latita.

Roberto Vuilleumier
Delegato Uaar per Imola e Castel San Pietro

comunicati, giornali ,

Buon 2014!

1 gennaio 2014

Auguri di un laico e civile 2014 da parte del Circolo Uaar di Bologna.

buon2014

varie