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Ricerca su attività alternative alla religione cattolica nelle scuole bolognesi

23 settembre 2015

Quanti genitori chiedono per i loro figli attività scolastica alternativa all’insegnamento della religione cattolica (IRC)? Le scuole informano, distribuiscono la modulistica, organizzano le attività alternative?  E di che tipo? Genitori e studenti che non scelgono l’insegnamento religioso a scuola sono messi in grado di esercitare il diritto all’istruzione e la libertà di coscienza?

ricercaoa2015_uaarboA queste domande ha cercato di dare risposta la ricerca Ora alternativa negli Istituti Comprensivi bolognesi promossa dal circolo Uaar di Bologna e svolta sul campo nel primo semestre del 2015 da Simone Vincenzini, studente di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Bologna, che all’interno del proprio tirocinio curricolare ha intervistato i dirigenti degli istituti comprensivi (IC) statali del comune di Bologna. O meglio, solo gli 8 su 19 che hanno accettato di collaborare, che corrispondono a 8 IC su 21 (due dei presidi che non hanno risposto hanno una doppia dirigenza). Un primo risultato della ricerca è quindi la scarsa propensione a comunicare informazioni che dovrebbero essere pubbliche e prontamente aggiornate dalle scuole, mentre invece sono diffuse in esclusiva dalla CEI, che sceglie tempi e modi per farlo.
Passiamo ora gli altri risultati della ricerca.

Il 33,3% degli alunni delle scuole statali dell’infanzia, elementari e medie del Comune di Bologna si dedica ad attività formative laiche quando gli altri compagni sono affidati all’insegnante di religione cattolica. Il dato è circa tre volte e mezzo quello nazionale dichiarato dalla CEI per l’anno scolastico 2013/14, che per questi ordini di scuole è infatti sempre inferiore al 10% e balza al 18% solo per le scuole superiori (su tutti gli ordini di scuole è l’11,5%). La rilevazione della nostra ricerca copre 6.766 studenti su 27.457 afferenti a tutti e 21 gli IC statali del comune di Bologna. In una anticipazione comunicata alla stampa [11.9.2015: Repubblica, Fatto Quotidiano, Radio Città Fujiko] basata su circa 4.800 studenti la percentuale risultava del 44%. Queste oscillazioni mettono in luce un’altra considerazione avanzata nella ricerca, ossia che la rilevazione deve essere fatta su tutte le scuole, auspicabilmente con cadenza annuale e con diffusone online dei dati a cura degli stessi istituti. La stessa rilevazione Cei, accettata acriticamente dai mezzi di informazione, è comunque parziale (86,6% della popolazione studentesca, annuario 2014) e condotta tramite le diocesi disponibili (l’87%, annuario 2014), non attraverso dati messi pubblicamente a disposizione dalle scuole.
Il seguente grafico, presente a pag. 12, mette a confronto i dati della non frequenza dell’IRC rilevati dalla ricerca Uaar con quelli del Nord Italia e dell’intero territorio nazionale dichiarati dalla CEI.

% non frequentanti IRC a confronto: Bologna, Nord Italia, Italia

Oltre a questi primi dati numerici, il questionario di dieci domande preparato dal Gruppo Scuola del Circolo Uaar di Bologna e somministrato ai dirigenti scolastici puntava a verificare l’assenza di discriminazioni e l’effettiva possibilità di accesso alle attività alternative all’insegnamento della religione cattolica. Le mancate risposte da parte di 13 istituti scolastici mostrano già le difficoltà esistenti a recuperare queste informazioni, che rimangono così ad esclusivo uso delle Curie, nonostante sulla loro diffusione esistano richiami da parte del Gruppo di lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’ONU. Sono comunque positive le dichiarazioni raccolte dagli 8 istituti che hanno collaborato: 4 di questi forniscono informazioni già in fase di iscrizione, tramite la personalizzazione del modello di iscrizione online; 5 garantiscono l’ora alternativa sin dal primo giorno di lezione, mentre 3 ammettono un ritardo compreso tra 7 e 30 giorni. Buona è anche l’offerta formativa per chi non si avvale dell’IRC, che contempla educazione civica, giochi di logica, diritti dei bambini, attività espressive. 5 istituti hanno dichiarato che vengono organizzati appositi incontri con i genitori per illustrare l’attività alternativa.

Un aspetto spiacevole nell’organizzazione della ricerca è stato il mancato appoggio da parte del Centro Regionale Contro le Discriminazioni e dell’Ufficio Diritti Umani del Comune di Bologna. Entrambi gli enti, da noi interessati per vie ufficiali, hanno mostrato un iniziale apparente interesse. Successivamente, nonostante solleciti verbali, si sono chiusi in un peculiare silenzio. Chiaramente non era stato chiesto loro alcun contributo economico, ma solo un sostegno formale dell’iniziativa, vista l’attinenza dell’indagine con gli scopi  di tali uffici e i già citati richiami ONU.

In fondo a questo articolo riportiamo la tabella con la sintesi dei dati raccolti sulla non frequenza dell’IRC, scuola per scuola (pag. 27 della ricerca). Considerando la costante tendenza degli ultimi decenni, si intravede un futuro in cui la maggioranza degli alunni fruirà di valide attività didattiche mentre gli altri andranno nell’aula dove viene impartito l’insegnamento religioso cattolico. Sono in questo senso all’avanguardia la scuole dell’infanzia Girotondo (IC 4), con quasi il 70% di bimbi che non fa IRC, ma soprattutto le Longhena (primaria dell’IC 19), dove sono meno del 40% i bambini che, nell’età critica della scuola elementare, vengono affidati all’insegnante di religione.

C’è ancora molto da fare per garantire il diritto all’istruzione e alla libertà di coscienza quando in classe entra l’insegnante di religione cattolica, che per legge è scelto dal vescovo e pagato dallo Stato per  insegnare in «conformità della dottrina della Chiesa». Questa ricerca innovativa vuole essere un primo passo per rompere il silenzio sulla sorte di bambini e ragazzi che non subiscono l’insegnamento religioso cattolico, per rivendicare i loro diritti, per mostrare come una scuola laica e inclusiva sia possibile già da ora. Ci impegnamo a continuare in questo solco, auspicando che analoghe indagini siano svolte in altre province e che giungano segnali dalle istituzioni per mettere i dati, e con essi i diritti, a disposizione di tutti.

Istituto Compr. Scuola Ordine N. studenti Non frequenza IRC % Non frequenza IRC
IC 4 Girotondo infanzia 52 36 69,2%

Marsini primaria 123 23 18,7%

Villa Torchi primaria 255 73 28,6%

Panzini media 234 54 23,1%






IC 5 Nuova Navile infanzia 50 22 44,0%

La Giostra infanzia 47 27 57,4%

Federzoni infanzia 75 47 62,7%

Acri primaria 238 102 42,9%

Grosso primaria 237 79 33,3%

Federzoni primaria 228 113 49,6%

Testoni Fioravanti media 340 136 40,0%






IC 6 Giordani infanzia 100 35 35,0%

Giordani primaria 149 62 41,6%

Ercolani primaria 176 50 28,4%

Irnerio media 379 175 46,2%






IC 7 Manzolini infanzia 50 15 30,0%

Armandi Avogli primaria 119 25 21,0%

Bombicci primaria 253 79 31,2%

Manzolini primaria 230 72 31,3%

XXI Aprile primaria 274 93 33,9%

Gunizelli media 481 211 43,9%






IC 17 Guidi infanzia 76 31 40,8%

Guidi primaria 342 58 17,0%

Gandino media 431 34 7,9%






IC 18 De Amicis infanzia 70 38 54,3%

De Amicis primaria 224 74 33,0%

Monterumici primaria 370 78 21,1%

De Andrè media 270 85 31,5%






IC 19 Cremonini primaria 287 47 16,4%

Longhena primaria 368 222 60,3%

Fontana media 238 56 23,5%

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