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“THE BLUE BOY”: La chiesa cattolica e gli abusi sessuali sui minori in scena ai Teatri di Vita

10 marzo 2015

The Blue BoySono passati pochi anni da quando una commissione governativa in Irlanda ha aperto il vaso di Pandora degli abusi subiti da bambine e bambini negli istituti cattolici di quel paese. Qualcosa di inimmaginabile fu svelato, per la quantità e la qualità di questi abusi, e soprattutto per il loro reiterarsi: un vero e proprio sistema quasi scientifico di umiliazione psicologica e violenza fisica, che accomunava gli istituti religiosi in una vergognosa repressione dell’infanzia. Scusate, ho scritto un aggettivo sbagliato: “inimmaginabile”. In realtà, dagli anni ’20 del Novecento, cioè da quando il neonato stato irlandese aveva abdicato alla propria supremazia delegando l’educazione e il controllo alla Chiesa cattolica, la popolazione irlandese aveva sentore che qualcosa di perverso accadeva dietro ai muri delle scuole e dei collegi: si sussurrava, in un perfetto clima di omertà.
C’era un becchino di Dublino, per esempio, che veniva chiamato spesso dalla vicina scuola professionale cattolica di Artane, la più grande e famosa del paese, per la sepoltura di bambini pieni di lividi, ferite o segni di denutrizione… Possibile che quel becchino non si fosse mai chiesto che cosa succedesse di così mostruoso lì dentro? O meglio: possibile che non abbia mai avuto il coraggio di chiedere, di raccontare? Queste domande se le è poste un suo nipote, regista di una compagnia teatrale tra le più innovative d’Irlanda, i Brokentalkers. Il nonno è morto, ma la madre gli ha raccontato. Poi sono venute le rivelazioni della commissione, e infine lui si è deciso a intervistare quei bambini, ormai adulti e anziani, che hanno finalmente raccontato. Adesso, tutto ciò è diventato uno spettacolo, che si aggiunge ai recenti film che hanno iniziato a diffondere questi antichi segreti. Lo spettacolo è “The Blue Boy”, già presentato in vari festival internazionali con grande successo, che i Brokentalkers porteranno in Italia, e più precisamente a Bologna, a Teatri di Vita, il 13 e 14 marzo.

The Blue BoyUno spettacolo eccezionale, proprio perché si basa sulle testimonianze dirette: in scena vedremo lo stesso regista che racconta di quel suo nonno, e poi sentiremo le voci di quei bambini umiliati e abusati, e vedremo il gruppo di attori rivivere poeticamente quei momenti. Attori di cui non vedremo i volti: al loro posto sono solo maschere di legno, come per fissare in un dolore incolmabile quell’età rubata. Parole, video, musica, teatro fisico si uniscono in questa rievocazione, di grande forza spettacolare, in cui tra l’altro vengono forniti dati precisi. Trascrivo dal testo (lo spettacolo ha parti recitate in inglese, ma ci sono i soprattitoli in italiano): “La gente si chiede come la Chiesa Cattolica sia diventata così potente in quest’isola. Alla creazione dello stato libero d’Irlanda nel 1922, la Chiesa Cattolica era forse l’istituzione più potente. L’inchiostro del trattato si era asciugato da poco che loro si mossero per ottenere leggi in linea col pensiero cattolico. Così fu creato uno stato cattolico per un popolo cattolico. La Chiesa cattolica aveva una forte presa sull’educazione in Irlanda. Le congregazioni erano coinvolte anche nella sanità. Lo Stato, molto povero, dipendeva da questo esercito di suore e preti per l’educazione e la sanità, che non poteva affrontare da solo”. Dunque, parti di informazione che si legano a momenti drammatici e istanti poetici, che rendono questo lavoro una testimonianza e una denuncia di grande suggestione e di grande importanza, che raggiunge l’apice nell’audio originale del relatore dell’inchiesta governativa. “Restammo in silenzio per anni. – racconta un bambino di Artane – Nessuno ci credeva. Quando tutto questo uscì, all’inizio nessuno ci credeva. Nessuno. Ma parlar male di un prete in quegli anni era un sacrilegio. Lo dicevi, lo denunciavi, e quel che ricevevi erano altre botte in più. E allora smettevi di dirlo. Che altro potevi fare”. Anche per questo è arrivato il momento di ridare voce a quelle voci strozzate. Anche su un palcoscenico.


Stefano Casi

direttore artistico di Teatri di Vita

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