Imola, candidati sindaco in silenzio sulle domande laiche (tranne uno)
Da delegato UAAR di Imola e Castel San Pietro, e in veste di coordinatore regionale, ho fatto una cosa molto semplice: ho messo nero su bianco alcune questioni spinose per la nostra città e ho chiesto ai candidati sindaco cosa ne pensassero. Un questionario puntuale, documentato, incentrato su un principio basilare che a parole tutti difendono: la laicità delle istituzioni. Il risultato? Quasi tutti si sono dati alla macchia.
Un silenzio tombale che, chiariamo subito, non è certo frutto di una svista o di agende elettorali troppo piene. È puro calcolo.
Non avevo posto domande filosofiche sui massimi sistemi. Ho messo sul tavolo questioni concrete e soldi pubblici: gli oltre 400.000 euro versati ogni anno dal Comune di Imola alle scuole paritarie confessionali, il ripristino degli oneri di urbanizzazione girati ai luoghi di culto, i sacerdoti pagati come infermieri dalla nostra AUSL, fino ai maxi-finanziamenti all’editoria diocesana. In una città come la nostra, dove certe dinamiche di potere e influenze cattoliche sono radicate da decenni, toccare questi nervi scoperti significa passeggiare in un campo minato. E la maggior parte delle forze politiche ha preferito girare al largo.
Le mie domande non ammettevano le classiche “supercazzole” elettorali. Partivano da dati di fatto e dalla Costituzione (l’articolo 33 parla chiaro), chiedendo impegni misurabili: volete stralciare quella delibera? Volete rivedere quelle convenzioni? Volete fare pressioni sui dirigenti per garantire i diritti dei bambini dell’ora alternativa? Domande chiuse, che tolgono ossigeno alla retorica democristiana del “non scontentare nessuno”. Prendere posizione, per chi cerca di rastrellare voti nel calderone del centro moderato, avrebbe significato esporsi al rischio di irritare la Curia e i poteri forti locali. Meglio tacere.
È decisamente più comodo rifugiarsi nelle interviste concordate sui giornali. Nelle passerelle sulla stampa locale si parla di buche per le strade, di decoro urbano, magari di viabilità: tutti temi fondamentali, per carità, ma dove si può sciorinare la lezioncina imparata a memoria senza mai dover sfiorare l’etica, i diritti o il concetto, evidentemente indigesto, di separazione tra Stato e Chiesa.
In mezzo a questo mutismo di convenienza, l’unico a rispondere è stato il candidato di Rifondazione Comunista. Una scelta del tutto logica: chi fa politica con un’identità marcatamente laica e non ha l’ansia di dover elemosinare consensi al centro, non fa alcuna fatica a rispondere a tono e a difendere il pubblico a discapito del confessionalismo.
Ma per tutti gli altri, la mancata risposta non è un banale “non letto” nella casella mail dell’UAAR. È una dichiarazione di intenti fortissima. Il silenzio dei candidati sindaco di Imola è assordante e ci dice, senza mezze misure, che per loro lo status quo e la paura di perdere una manciata di voti valgono molto di più del coraggio di far rispettare la reale neutralità della cosa pubblica. La strategia del silenzio, alla fine, ha premiato chi avrebbe vinto comunque; ma la strategia opposta magari avrebbe fatto prendere più voti a chi continua a credere, sbagliando, che dar ragione a tutti per non dar torto a nessuno possa portare in politica ad un risultato apprezzabile.
Roberto Vuilleumier
Delegato Uaar per Imola e Castel san Pietro
Coordinatore regionale Uaar per l’Emilia Romagna

