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“Viviamo bene senza D”. I manifesti atei colorano Bologna

4 Giugno 2013

Dieci megaposter di sei per tre metri sono affissi per le strade di Bologna. Riportano la parola “io” in corsivo minuscolo, preceduta da una opprimente D maiuscola che però viene accantonata con un piccolo gesto di autodeterminazione. Il messaggio ricorda che “dieci milioni di italiani vivono bene senza D”. E che “quando sono discriminati, c’è l’Uaar al loro fianco”.

Casalecchio, via Monroe

Casalecchio, via Monroe

Perché questa campagna? “Viviamo in una società in cui atei e agnostici sono ritenuti pochi, sono presentati negativamente e sono spesso oggetto di disparità di trattamento”, spiega Roberto Grendene, responsabile nazionale delle campagne Uaar e portavoce del Circolo di Bologna. “Con la nostra campagna vogliamo invece ribadire che in Italia vivono (generalmente bene) circa dieci milioni di non credenti, e che c’è chi si impegna per eliminare le discriminazioni nei loro confronti”.

Un messaggio d’impatto, perché non tutti sono disposti ad accettare che si rivendichi orgogliosamente la propria incredulità. Anzi, capita di frequente che non solo religiosi, ma anche politici, opinionisti, addirittura giudici sostengano che persino la semplice, pubblica manifestazione di non credenza in D può costituire un’offesa al sentimento religioso dei credenti e sia dunque da reprimere. “Restrizioni legislative e condizionamento sociale limitano i diritti di atei e agnostici, a cominciare dalla libertà di espressione: eppure questi dieci milioni di cittadini sono un ingrediente indispensabile per il rilancio del paese”, conclude Grendene.

Bologna, via Saffi

Bologna, via Ferrarese

Diverse censure si sono abbattute su questa campagna di promozione sociale.
Come già nel 2009, la IGPDecaux, che controlla la pubblicità sugli autobus urbani a Bologna e nella maggioranza delle città italiane, non ha permesso di far circolare degli “ateobus”.
Nemmeno sulla linea turistica dei City Red Bus il messaggio dell’Uaar è stato accettato. Le motivazioni vanno da una ipotetica lesione d’immagine per il servizio turistico alla possibiltà che venga urtata la sensibilità di potenziali passeggeri.
Risposte negative sono arrivate anche da concessionari di pubblicità tramite affissioni pubbliche, come ad esempio la CBS.
Dopo settimane di ricerche, solo con la Emerald Communication il Circolo Uaar di Bologna è riuscito ad avere garantita la libertà di espressione. I dieci megaposter sono affissi, o sono in corso di affissione, in via Giotto, via Lipparini, via Saffi, via Ferrarese (civico 111), via Terracini (angolo via Lazzaretto), viale Felsina, via Stalingrado, via Mattei, via Marco Emilio Lepido (angolo Persicetana) e via Monroe (fonte Ikea, Casalecchio di Reno).

Dopo Milano e Bologna, altre città italiane saranno colorate con i manifesti Uaar. Le prossime tappe saranno Cagliari, Olbia e Carbonia, quindi saranno visitate altre regioni, anche del centro-sud.

4 giugno 2013 – Comunicato stampa del Circolo Uaar di Bologna

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