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Posts Tagged ‘assistenti religiosi’

Elezioni regionali 2020: risposte dei candidati alle domande laiche

4 gennaio 2020

Regionali 2020: risposte alle domande laiche

Inizia la pubblicazione delle risposte dei candidati alle elezioni regionali Emilia-Romagna 2020 alle domande laiche dell’Uaar.

Saranno inserite in questa pagina nell’ordine in cui giungeranno all’indirizzo emiliaromagna@uaar.it, affiché domenica 26 gennaio 2020 gli elettori possano scegliere in maniera più consapevole.


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Elezioni regionali 2020: domande laiche ai candidati

1 gennaio 2020

Regionali 2020: domande laiche ai candidatiIn vista delle elezioni regionali del 26 gennaio  2020, l’Uaar rivolge ai candidati a Presidente della Regione Emilia-Romagna ed ai candidati a Consigliere regionale le seguenti domande laiche, tutte su temi di competenza regionale.
Le risposte, da inviare a emiliaromagna@uaar.it, saranno pubblicate sul sito bologna.uaar.it e su gli altri canali informativi Uaar affiché gli elettori possano scegliere in maniera più consapevole.
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Elezioni regionali 2014: risposte dei candidati alle quattro domande laiche

7 novembre 2014

Elezioni regionali 2014: quattro domande laiche ai candidati

4 novembre 2014

elezioni_regionali 2014, 4 domande laicheDomenica 23 novembre 2014 saranno eletti il nuovo presidente e la nuova assemblea legislativa della regione Emilia Romagna.
L’Uaar invita candidati e candidate a rispondere alle seguenti quattro domande laiche, tutte su temi concreti e di competenza regionale.
Le risposte, da inviare a bologna@uaar.it, saranno pubblicate nei nostri canali informativi affiché gli elettori possano scegliere in maniera più consapevole.

1) Testamento Biologico: le Dichiarazioni Anticipate di Trattamento nel Fascicolo sanitario elettronico
La nuova tessera sanitaria-carta regionale dei servizi permette ai cittadini della nostra regione di accedere al fascicolo sanitario elettronico.
Come recentemente deliberato dalla regione Toscana, sosterrà l’inserimento nel fascicolo sanitario elettronico delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento?

2) Assistenza religiosa non più a carico delle AUSL
Grazie alle inchieste dell’Uaar, nello scorso mese di gennaio nella nostra regione è venuto a galla lo scandalo degli stipendi dei “preti in corsia” a carico delle AUSL: ogni anno le convenzioni stipulate dalle AUSL con le Curie pesano per oltre 2,2 milioni di euro sulle casse del Servizio Sanitario Regionale. Milioni di euro che sarebbero molto utili a un sistema sanitario sempre più in difficoltà.
Si adopererà affinché l’assistenza religiosa non sia più a carico delle AUSL?

3) Tutelare la salute e l’autodeterminazione delle donne
L’obiezione di coscienza in materia di interruzione volontaria di gravidanza doveva essere una temporanea tutela per chi aveva intrapreso la carriera di medico ginecologo prima della legalizzazione dell’aborto. A 36 anni di distanza l’obiezione selvaggia lede la salute e l’autodeterminazione delle donne.
Si impegnerà per garantire interventi informativi sulla contraccezione nelle scuole, accesso senza ostacoli alla contraccezione post-coitale (pillola del giorno dopo) e all’aborto farmacologico (RU-486), e per avere almeno il 50% di ginecologi non obiettori nei nostri ospedali?

4) Fine dei finanziamenti pubblici dell’edilizia di culto
La Regione Emilia Romagna, con Delibera di Consiglio 849/1998, fissò al 7% la quota indicativa di oneri di urbanizzazione secondaria da destinare all’edilizia di culto.
Le amministrazioni comunali, per disinformazione o per clericalismo, ritengono erroneamente che sia un balzello dovuto per legge, quando invece la stessa delibera regionale prevede che i comuni possano variare le percentuali indicate.
Si impegna modificare la normativa regionale eliminando l’edilizia di culto dalle destinazioni degli oneri di urbanizzazione secondaria?

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Un prete in meno pagato dal Sant’Orsola, un infermiere in più da assumere

19 maggio 2014

«Un prete in meno pagato dal Sant’Orsola, un infermiere in più da assumere».
Il circolo Uaar di Bologna saluta positivamente il taglio dei fondi che il Sant’Orsola versa annualmente nelle casse della Curia per l’assistenza religiosa cattolica (da 128mila euro l’anno si è passati a 102mila).
Grazie all’inchiesta svolta dal nostro circolo e alle interrogazioni del consigliere regionale Grillini, nei mesi scorsi la cittadinanza aveva appreso che i sacerdoti in corsia non sono volontari, ma sono pagati dalle USL con stipendio da infermiere e godono di privilegi come uffici, alloggi, luoghi di culto e relative utenze sempre a carico del SSN.

«Non ci fermeremo. Anche gli altri quattro assistenti religiosi cattolici scelti dalla Curia devono essere tolti dal libro paga dell’ospedale».
In un paese laico e civile non si può tollerare che esistano cittadini di serie A e di serie B. Ed è ancora più grave se ciò accade gravando sui bilanci degli ospedali e discriminando i pazienti per motivi religiosi, tra cattolici e non cattolici. «Se la Curia vuole mettere a disposizione un sacerdote ai ricoverati che lo richiedono, non ha che da comportarsi come le associazioni che confortano i pazienti senza privilegi, pubblicando i bilanci e autofinanziandosi».

Comunicato stampa

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Stop alle molestie alle donne al Sant’Orsola: gli antiabortisti preghino altrove

12 maggio 2014

Il Circolo Uaar di Bologna denuncia lo sciacallaggio psicologico antiabortista andato in scena stamattina all’ingresso del Sant’Orsola e chiede alla  Questura come tali manifestazioni possano avvenire in zone di rispetto, quali dovrebbero essere quelle vicine agli ospedali.

Non basta la piaga dei ginecologi obiettori. Ora le donne che chiedono l’interruzione volontaria della gravidanza sono costrette a subire anche le molestie di gruppi di preghiera che le attendono al varco nei pressi dell’ospedale. Chiediamo alle autorità la cessazione di queste aggressioni morali, e che agli antiabortisti che vogliono pregare sia indicata la strada verso le tante chiese della città, finanziate da fiumi di denaro pubblico e sempre più vuote.

Ricordiamo infine che l’assedio cattolicista continua anche all’interno Sant’Orsola, dove operano cinque assistenti religiosi scelti dalla Curia e pagati dal SSN, che hanno accesso ai reparti e che possono avvalersi di ulteriori collaboratori.

Comunicato stampa

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I dati della Regione dal 2010: 8,8 milioni alle diocesi per i sacerdoti in ospedale

28 gennaio 2014

L’assessorato Politiche per la salute della Regione Emilia Romagna ha risposto oggi all’interrogazione di Franco Grillini (LibDem) presentata il 20 gennaio scorso, nella quale era stato chiesto alla Giunta «a quanto ammonti la spesa complessiva sostenuta dalle Aziende del Servizio sanitario regionale nell’arco temporale 2010-2013 per finanziare il servizio di assistenza religiosa».

ar_costi_2010_2013L’assessore Carlo Lusenti scrive nel documento presentato all’assemblea regionale che «la spesa complessiva regionale per l’assistenza religiosa sulla base dei bilanci presentati dalle Aziende sanitarie è :
al 31.12.2010 è di 2.207.000,00 euro
al 31.12.2011 è di 2.208.000,00 euro
al 31.12.2012 è di 2.208.000,00 euro
Per il 2013 la spesa è stata verificata sulla base del preconsuntivo, e quindi soggetta a variazione, ed è pari a 2.183.000,00 euro».

Nel periodo 2010-2013 è stato dunque necessario pagare alle diocesi 8.806.000 euro per fare sì che i sacerdoti cattolici svolgessero la loro azione pastorale all’interno degli ospedali dell’Emilia Romagna. Una media di oltre 2,2 milioni l’anno, che non tiene conto delle ulteriori spese che le Ausl sostengono per cappelle e sale riunioni gestite dagli assistenti religiosi cattolici, e delle spese per alloggi, pulizie, utenze e altri privilegi a loro riservati.

I proclami per una Chiesa povera si scontrano con una realtà ben diversa: nemmeno il conforto religioso agli ammalati cattolici è gratuito, ma pagato a caro prezzo da tutti i contribuenti.

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Due interrogazioni in Regione sugli assistenti religiosi pagati dalle Ausl

22 gennaio 2014

Il nostro circolo e alcuni giornali locali hanno portato alla luce il problema dei privilegi e dei costi pubblici dell’assistenza religiosa cattolica negli ospedali. Per le sole province di Bologna, Modena, Ferrara Ravenna e Parma bisogna pagare alle diocesi un  milione e 229mila euro annui di soldi pubblici affinché mandino sacerdoti — o altre figure scelte a discrezione del vescovo — per dare conforto religioso cattolico ai pazienti cattolici. E a Bologna manca ancora all’appello il dato dell’ospedale Rizzoli.

Cominciano ad arrivare segnali dalla politica. Sono state infatti presentate due interrogazioni in Regione. La prima, nr.1700 del 16 gennaio 2014,  da Stefano Cavalli (Lega Nord). La seconda, nr.1885 del 20 gennaio 2013, da Franco Grillini (LibDem),

interrogazionecavalli20140126A sopresa, nella sua interrogazione a risposta scritta la Lega Nord chiede, «viste le recenti e continue strette sulla spesa sanitaria e visto il deteriorarsi delle condizioni di lavoro del personale sanitario»,  di «rivedere i termini, soprattutto finanziari, della convenzione che oggi lega le aziende sanitarie e ospedaliere con la Curia». Inoltre fa presente che «esistono confessioni religiose, come, ad esempio, le Chiese rappresentate dalla Tavola valdese, che si assumono il costo dell’assistenza religiosa elargita ad i propri fedeli».

interrogazionegrillini20140120L’interrogazione presentata da Franco Grillini (Gruppo Misto - LibDem) è invece a risposta immediata in aula, e sarà di conseguenza dibattuta pubblicamente durante l’Assemblea Regionale. Dopo aver delineato in dettaglio il quadro normativo, viene interrogata la Giunta «per sapere a quanto ammonti la spesa complessiva sostenuta dalle Aziende del Ssr nell’arco temporale 2010-2013 per finanziare il servizio di assistenza religiosa, ciò al fine di valutare quali azioni istituzionali e provvedimenti siano necessari al fine di far fronte alle prospettate esigenze di eliminare — o quantomeno razionalizzare — gli oneri e i costi a carico del Ssr derivanti dal servizio di assistenza religiosa». Ringraziamo inoltre l’on. Franco Grillini di aver citato nella sua interrogazione il lavoro di inchiesta del Circolo Uaar di Bologna.

Nel nostro primo articolo di denuncia chiedevamo: «Ci sarà qualche consigliere regionale che rimedierà a questa ennesima ingerenza clericale con relativa e inevitabile sottrazione di soldi pubblici?». Siamo lieti che siano arrivate le prime reazioni.

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Assistenti religiosi: le onerose convenzioni a Ravenna e Parma

19 gennaio 2014

I costi a carico del Sistema Sanitario Nazionale per gli assistenti religiosi cattolici stanno facendo notizia anche in altre città della nostra regione. Il Carlino denuncia che per i «sacerdoti in ospedale stipendiati dall’Usl» si pagano 200mila euro a Modena e 137mila euro a Ferrara. In questo articolo illustriamo le spese che invece vengono sostenute a Ravenna e Parma, rendendo come sempre dispinibili gli atti in nostro possesso.

Ravenna: 136mila euro ogni anno per i sacerdoti in ospedale

Come rivela anche Ravenna&Dintorni, il circolo Uaar di Ravenna ha “spulciato negli archivi rendendo note le cifre complessive con i dettagli dei singoli presidi ospedalieri”. Sono quattro le convenzioni stupulate e riguardano i presidi ospedalieri di Cervia, Faenza, Lugo e Ravenna. Sono 136mila gli euro pagati ogni anno perché sette sacerdoti amministrino il culto cattolico, in base a convenzioni quinquennali che scadranno nel 2016 e potranno essere rinnovate per altri tre anni. Come al solito l’Ausl fornisce anche locali e alloggi, prendendosi a carico anche le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria, delle pulizie, delle utenze e degli arredi. Maggiori dettagli nell’articolo di Ravenna&Dintorni. Di seguito i testi delle convenzioni e della deliberazione che le rende operative.

Parma: 250mila euro ogni anno per i sacerdoti in ospedale

A Parma l’unica documentazione di cui siamo entrati in possesso è la convenzione tra l’AUSL di Parma e il “competente ordinario diocesano” risalente al 25 maggio 1990. In tale data, con deliberazione 1417, AUSL e Diocesi concordavano il passaggio del personale religioso, che prima era inquadrato tra i dipendenti dell’ospedale, al regime convenzionato ai sensi della normativa regionale da poco approvata (L.R. n.12/1989). La spesa per le casse pubbliche non veniva certo messa in discussione, ma i soldi approdavano nelle casse della Diocesi (esentasse) invece che nella busta paga dei sacerdoti prescelti. In questo modo non c’è più traccia delle tasse sulle retribuzioni che prima ritornavano all’erario. La spesa per assicurare l’assistenza religiosa cattolica veniva stabilita in 125 milioni di lire per otto assistenti religiosi, e imputata al capitolo di bilancio  “spese per il personale religioso convenzionato, compresi gli oneri riflessi”. In assenza di ulteriori dati e sottoponendo la spesa fissata nel 1990 ad un calcolo di interessi legali dal 1991 al 2013 (senza anatocismo), la cifra che stimiamo possa essere erogata oggi è di circa 134mila euro ogni anno.

ar-bilancio-aouparma-screenshotNon è finita qui. A Parma c’è anche l’Azienda Ospedaliero-Universitaria. Non essendo riusciti ad acquisire la convenzione, abbiamo controllato il relativo bilancio pubblicato sul sito della Regione Emilia Romagna. Ad oggi il più recente è quello dell’esercizio 2012, da quale emerge che tra le consulenze non sanitarie quella più salata è per il “personale religioso”, che pesa per 142.030 euro.

Riducendo prudenzialmente la cifra stimata per l’AUSL del 20% e sommandola a quella documentata per l’Azienda Ospedaliero Universitaria dell’esercizio 2012, l’esborso totale per l’assistenza religiosa cattolica a carico del Sistema Sanitario Nazionale a Parma risulta essere 250mila euro l’anno. Di seguito i link per consultare la tutta la documentazione.

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Assistenti religiosi: le onerose convenzioni dell’AUSL Imola

18 gennaio 2014

Per la terza puntata della nostra inchiesta sull’assistenza religiosa negli ospedali regionali ci spostiamo a Imola. Martedì scorso il Corriere di Romagna ha dedicato un intera pagina alla denuncia del delegato Uaar a Imola, Roberto Vuilleumier, in un articolo dal titolo “I costi del conforto religioso in corsia”.

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Con deliberazione n.157 del 14 dicembre 2009, L’AUSL di Imola ha stipulato due convenzioni per l’assistenza religiosa cattolica. Hanno entrambe validità quinquennale, dal 1.1.2010 al 31.12.2014, prevedono un esborso di 105.000 euro l’anno a favore delle Diocesi, gravati da adeguamento ISTAT. Sono poi da aggiungere le spese per strutture e altre agevolazioni messe a disposizione del culto cattolico e dei suoi ministri.

Di seguito mettiamo a disposizione di tutti i documenti a cui abbiamo fatto riferimento e riportiamo l’analisi dettagliata ad essi relativa, curata da Roberto Vuilleumier, delegato Uaar per Imola e Castel San Pietro.

L’assistenza confessionale non è un diritto di tutti: perciò tale diritto a mio parere non deve essere a carico di tutti i contribuenti ma solo di coloro che la richiedono.

Non molti sanno invece che gli Assistenti Religiosi Cattolici – a differenza di quelli delle altre confessioni di minoranza e degli Assistenti Morali Non Confessionali che sono veri e propri volontari – vengono pagati dalle Ausl per via di un “servizio erogato” e regolato da una specifica convenzione.

Già il fatto che «servizi religiosi (cattolici)» non siano svolti da volontari e non siano a carico della diocesi ma delle Ausl quindi dei contribuenti, è di per sè scandaloso, quando poi si scoprono i costi di questi “servizi” e magari alcune eventuali incongruenze si sconfina nel vergognoso.

Così alla fine è stato fatto in Emilia-Romagna, dove la Regione ha visto bene di fare una legge ad hoc per la Curia.
La legge nazionale di riferimento è del 1978 e attribuisce competenza alle Regioni ma non quantifica emolumenti, non parla di rapporto fra posti letto e assistenti, non fa menzione di alloggio gratis, spese pagate, tariffe agevolate, ingresso libero in tutti i luoghi di degenza, non parla della presenza obbligatoria di luoghi di culto e di tante altre cose…

Vuoi però perdere l’occasione di ingraziarti la curia utilizzando i soldi di tutti contribuenti? Sia mai… E quindi festa grande, tanto ce n’è per tutti, soprattutto in tempi di crisi quando, pur a fronte di una riduzione dei posti letto negli ospedali, gli assistenti religiosi paiono essere sempre gli stessi e forse qualcuno di più.

Raccontare di tutta la regione richiede uno sforzo gastrico forte per cui mi limiterò ad inquadrare la situazione «vista Imola».

La legge regionale che disciplina l’assistenza religiosa in Emilia Romagna è la 12 del 10 aprile 1989: prevede fra le altre cose (allegato A, articolo 4 comma 1) che sia nominabile un Assistente religioso (cattolico) ogni 200 posti letto, 2 quando i posti letto siano compresi fra 200 e 500, 3 fra 500 e 850.

Il numero dei posti letto disponibili nell’Azienda Ospedaliera Imolese (Imola e Castel San Pietro) sono 404 a cui vanno sommati i 158 disponibili presso il centro di riabilitazione di Montecatone, per un totale di 562 posti letto, appena 62 in più rispetto alla soglia dei 500.
Secondo l’articolo 7 comma 1 (allegato A) a ogni assistente religioso deve essere riconosciuto un “trattamento economico del settimo livello (ora categoria “D”).

Proprio a causa di quella legge l’Ausl di Imola ha stipulato su richiesta delle diocesi di Imola e di Bologna (per l’ospedale di Castel San Pietro) due convenzioni per gestire il servizio di Assistenza Religiosa a partire dal 1990 e valide dal 1 gennaio 2010 al 31 dicembre 2014.
L’onere a carico dell’Ausl per il «servizio a pagamento» è di 70.000 € (35.000 euro ad assistente per due Assistenti Religiosi Cattolici) per l’Ospedale di Imola (compreso il Centro di Riabilitazione di Montecatone che contribuisce per il 25% della somma totale: 17500 €) e di 35.000 € per un assistente religioso presso l’Ospedale di Castel San Pietro Terme, per un totale di 105.000.

Ma un infermiere li prende 35.000 euro l’anno?
Per dare un’idea dei numeri “made in Imola” per 5 assistenti religiosi l’Ospedale sant’Orsola di Bologna (1090 posti letto) spende all’anno circa 127.000 €, il Maggiore ne spende 268.000 circa, per nove assistenti religiosi (27.000 € cadauno).

Lo so cosa pensa chi sta leggendo: «ma come è possibile?». Eh beh, è evidente a Imola costa di più perché, come dice la convenzione, «il servizio assistenza religiosa ha un costo a forfait». Suvvia: è troppo complicato gestire i turni, alzarsi dal letto dell’ospedale e fare due piani in ascensore, poi da Imola Ospedale Nuovo fino a Montecatone è un viaggione… Servono più persone. Anche se a dir il vero la convenzione ne indica 3 ed il tempo minimo richiesto è di 4 ore al giorno. Non male un part time da 35.000 euro l’anno, vero?

Penserà qualcuno: però sono soldi spesi bene (!?) e poi faranno così anche le altre religioni.

No. La risposta è no a tutti e due i pensieri: i culti “minori” o gli assistenti morali non confessionali non richiedono nulla per l’assistenza religiosa ma se lo volessero fare dovrebbero certamente rinunciare ai benefici riconosciuti al culto cattolico.

Perché? Specifica l’articolo 3 comma 2 dell’allegato B: «i singoli culti hanno diritto a un posto a tempo pieno di assistente religioso, per ogni gruppo di 175.000 aderenti, pari al numero necessario per raggiungere lo standard di 160 ricoveri per mille persone, con un tasso di occupazione pari al 70% di una struttura dotata di 200 posti letto. Le frazioni vengono quantificate in proporzione e precisate nelle convenzioni con le singole Unità sanitarie locali».

Poi a Imola è tutto un po’ diverso. In deroga alla legge regionale l’Ausl, (articolo 10 della convenzione) non richiede spese di locazione – nel caso sia necessario un alloggio interno all’ospedale – e si fa carico di tutte le spese pulizia, illuminazione, riscaldamento, manutenzione ordinaria e straordinaria su tutti i locali e le attrezzature in uso agli assistenti religiosi.

Secondo il bilancio 2012 il costo a carico delle Ausl per il «servizio di Assistenza Religiosa» è stato di 110.355,00 € per 3 assistenti religiosi. Se proporzionato a città con molti più posti letto, viene da pensare che il servizio a Imola sia molto più faticoso.

Malignità della Uaar per attaccare i preti? Cifre simboliche (mica tanto) che vanno poi (?) ai poveri? Facciamo così: anziché versare i soldi alle diocesi, facilitiamo loro il compito, recapitiamoli direttamente noi contribuenti ai poveri. Secondo voi il servizio cattolico di assistenza religiosa negli ospedali rimarrà ancora in piedi? Per me, di nuovo, è un no.

Roberto Vuilleumier
delegato Uaar per Imola e Castel san Pietro Terme

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